Fuori dal mondiale nel 2018, fuori dal mondiale anche nel 2022. L’Italia non riesce più a sfornare talenti: la qualità degli attaccanti italiani è calata negli anni. Si pensi alla numero dieci azzurra sulle spalle di un mediano come Thiago Motta.
Come abbiamo fatto ad arrivare a questo ?
Gli attaccanti promettenti c’erano in questo decennio: Mario Balotelli aveva solo un piccolo problema di comportamento che purtroppo negli anni non è cambiato. L’ex Milan ed Inter aveva tutte le qualità per diventare l’attaccante azzurro del decennio. Anche Giuseppe Rossi è un altro grande rimpianto del nostro calcio, ma lui è stato fermato dai troppi infortuni. A parte loro pochi altri calciatori interessanti sono passati da Coverciano.
Vecchia mentalità
Questo perché non abbiamo coraggio di fargli giocare, abbiamo questa mentalità che il vecchio è sempre meglio. Il Chievo per anni è stata una capostipite di questa linea di pensiero: ci salviamo grazie ai giocatori pronti, ai trentenni. Quindi si preferiscono giocatori pronti ai giovani, l’Inter è prima nel campionato italiano con l’età media più alta di 28 anni. Mentre in Premier l’Arsenal, attualmente prima, ha una delle squadre più giovani del campionato per esempio.
Cosa si può fare ?
Bisogna cambiare mentalità e proteggere i nostri giovani senza dargli troppe attenzioni, pressioni ed etichette che sono troppo scomode. Il calcio italiano è troppo indietro sul tema delle seconde squadre: in Francia e soprattutto in Spagna ci sono le seconde squadre che sono iscritte ai campionati minori. Per i giovani giocare in un campionato come la serie C sarebbe un’esperienza molto formativa perché li metterebbe a contatto con molti altri colleghi che fanno questo lavoro da anni. Così facendo i nostri giovani avrebbero tutto il tempo di sbagliare, crescere ed imparare in un ambiente che può permettersi di aspettarli. Sbagliare in una partita di serie A a San Siro è un conto, i tifosi sono fin troppo intransigenti e fischiano qualsiasi giovane al primo errore. In un campionato minore i ragazzi non avrebbero tutta questa pressione addosso e potrebbero vivere in maniera più semplice e tranquilla lo sport che amano. Perché in fondo ci si dimentica spesso che i calciatori come Camarda o il fischiatissimo Charles de Katelaere sono anche dei ragazzi.





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