Il Video Assistant Referee, noto anche come VAR, è stato introdotto a partire dalla stagione 2017-2018. Dopo il suo debutto in una partita tra Juventus e Cagliari, il VAR ha contribuito a ridurre al minimo gli errori degli arbitri in campo. Tuttavia, resta da valutare quanto il VAR abbia effettivamente contribuito a rendere lo sport più popolare in Italia, a garantire maggior giustizia sul campo e a ridurre le controversie tra i club e le stesse tifoserie.
Nella recente conferenza stampa tenutasi a Coverciano, il designatore capo degli arbitri italiani, Gianluca Rocchi, ha difeso il lavoro degli arbitri e ha condannato l’atteggiamento scorretto tenuto dai rappresentanti delle squadre nei confronti degli ufficiali di gara, definendolo pericoloso e dannoso. La tensione tra le due parti è evidente: dirigenti, calciatori e proprietari manifestano sempre più frequentemente il proprio dissenso riguardo agli errori arbitrali, errori che rischiano di minare non solo la competizione ai vertici della classifica, ma anche il futuro di numerosi calciatori e club minori che lottano strenuamente per la salvezza in ogni partita.
Dall’altra parte, le parole di Gianluca Rocchi mettono in luce la crescente irritazione da parte degli arbitri italiani, che vedono la necessità che la FIGC modifichi e migliori il rapporto ormai sempre più teso tra le parti, oltre a difendere con forza i propri associati dell’AIA.
É evidente che sia necessario rivedere integralmente l’utilizzo del VAR e le situazioni in cui può intervenire. Gli osservatori nella sala VAR hanno la possibilità di visionare e riesaminare ogni episodio dubbio, assicurando così una decisione corretta, mentre l’arbitro in campo, se non decide di consultare il monitor in campo, deve basarsi unicamente su ciò che ha potuto vedere, spesso limitato dal movimento dei giocatori e dalla confusione in area di rigore. Potrebbe essere utile assegnare maggiore autorità agli osservatori nella sala VAR, considerando la loro capacità di visionare i replay e di richiamare l’arbitro di campo al monitor, una decisione che attualmente è rimessa alla discrezione dell’arbitro principale.





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