La vittoria dell’Inter nello stadio del Milan per conquistare il ventesimo scudetto della propria storia rappresenta un momento epico per la squadra nerazzurra. Questo traguardo è il frutto di una straordinaria cavalcata, sostenuta dall’eccezionale rendimento dell’attacco e della difesa, sottolineata anche dal brillante percorso di Lautaro, destinato a diventare capocannoniere. Il proseguimento di questo ciclo trionfale con la conquista di ulteriori due trofei, lo scudetto e la supercoppa Italiana, testimonia in modo inequivocabile la determinazione e la forza di questa squadra. Sette trofei in quattro anni costituiscono un chiaro segnale del ritorno della competitività dell’Inter, nonché della ferma volontà di scrivere nuove pagine di gloriosa storia calcistica. La dimostrazione tangibile che l’Inter non solo si è riaffermata come protagonista assoluta, ma che è anche piena di slancio per scrivere le prossime brillanti pagine della propria storia.
L’Inter e le scelte giuste.
Il successo dei nerazzurri parte dall’alto, da una dirigenza attenta presente ed appassionata. Steven Zhang è il primo tifoso dell’Inter ed è l’artefice di queste vittorie. Ma non solo in società è presente il direttore generale migliore di tutti, Marotta. Grazie a lui sono riusciti con gli anni a creare un club competivo crescendo i giovani in rosa come Barella e Lautaro ma anche prendendo a parametro zero giocatori già pronti.
L’allenatore Simone Inzaghi ha migliorato il proprio gioco centrando il primo scudetto della propria carriera, ha avuto anche dei grossi meriti come il cambio ruolo di Calhanoglu che si è riscoperto regista con ottimi risultati. Anche negli anni in cui non hanno portato a casa la Serie A, la società nerazzurra è riuscita a vincere le altre coppe come la Coppa Italia e la SuperCoppa Italia.
Il calcio italiano vanta una ricca storia e tradizione, e l’Inter ha contribuito in maniera significativa a questo patrimonio. Con una rosa di talenti emergenti e giocatori esperti, l’Inter ha dimostrato una grande competitività in diverse competizioni nazionali e internazionali. La capacità di scoprire e sviluppare giovani talenti, unita alle scelte strategiche a livello dirigenziale, ha fatto sì che l’Inter si posizioni come una delle squadre di punta nel panorama calcistico italiano. Questi successi non sono frutto solo di abilità individuali, ma della dedizione e del lavoro di squadra che contraddistinguono l’Inter come una realtà sportiva di valore.
Testa bassa e lavorare
Umori differenti dall’altra sponda del Naviglio, in via Aldo Rossi.
Fuori da ogni competizione, questa stagione sarà l’ennesima senza trofei.
Con un allenatore alla deriva, la cui gestione è palese che sia terminata tanto tempo fa e non l’altroieri contro l’Inter.
Sei derby su sei persi, record nella storia della stracittadina, sono solo uno dei tanti problemi della gestione di Pioli post scudetto:
– formazioni sbagliate, in molte occasioni l’allenatore ha sbagliato la formazione. Mandando in panchina i giocatori in forma. Inoltre pesa molto il periodo in cui Pioli lo scorso anno è passato al 3-5-2. Un modulo che non ha mai usato in carriera e nè ha mai provato in allenamento.
I risultati sono stati disastrosi, ed è stato costretto a tornare sui propri passi.
– integrità tattica, il gioco che ha portato allo scudetto del 2022 è rimasto sempre lo stesso. Nonostante gli avversari abbiano capito come contrastare le idee tattiche di Pioli. Il mister non ha mai provato a cambiare nulla.
– figuracce costanti, una volta l’anno (a parte l’anno dello scudetto) il Milan della gestione Pioli ha subìto 5 gol. Atalanta – Milan 5-0, Milan – Sassuolo 2-5 e Inter – Milan 5-1. Sono partite che partono male e sono si sono concluse peggio.
– arroganza, le dichiarazioni pre e post partita sono diventate oggetto di vari sfottò da parte dei tifosi rivali e sono qualcosa di veramente indecente. Ogni volta che ha avuto la possibilità di dire cose sensate o stare zitto ha fatto delle uscite assurde e senza senso.
Questa arroganza è nata dopo aver vinto lo scudetto.
La situazione della dirigenza
La gestione della dirigenza è un punto cruciale da considerare nell’analisi del Milan. Si può individuare un sistema di responsabilità condivise tra l’allenatore e la dirigenza per quanto riguarda il rendimento della squadra. Nonostante la significativa spesa estiva di 120 milioni di euro, la mancanza di coinvolgimento attivo del proprietario e la presunta volontà di RedBird di investire solamente il minimo indispensabile sollevano dubbi sulla reale ambizione e determinazione a riportare il Milan ai vertici del calcio internazionale.
L’obiettivo principale sembra essere la qualificazione in Champions League e la successiva rivendita dei giovani talenti formati, piuttosto che la determinazione a competere per titoli di prestigio. La mancanza di una spinta aggressiva da parte di Steven Zhang e la distanza temporale del Milan dall’ultimo ciclo di vittorie, risalente a 20 anni fa con Ancelotti e i numerosi successi ottenuti sotto la sua direzione, riflettono la mancanza di una chiara mentalità vincente.
Sebbene ci siano stati momenti di eccellenza con Allegri e Pioli, tali eccezioni sembrano confermare la tendenza generale: il Milan, ormai, fatica a imporsi come squadra vincente. Negli ultimi 12 anni, persino il Napoli ha ottenuto più successi rispetto alla compagine rossonera. Questa tendenza rappresenta un motivo di preoccupazione, in quanto potrebbe condurre a una diminuzione costante del numero di tifosi rossoneri che, per gran parte, non hanno avuto l’opportunità di vivere il Milan in tutto il suo splendore vincente.
Sarebbe auspicabile che la dirigenza del Milan sia consapevole di queste sfide e si adoperi tempestivamente per apportare le correzioni necessarie, al fine di ristabilire la competitività e l’appeal della squadra nei confronti dei tifosi e degli appassionati di calcio.




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