Nella giornata di ieri a Cagliari abbiamo assistito ad un ennesimo caso in cui il regolamento arbitrale non è sufficiente.
Secondo il Regolamento del Gioco del Calcio (IFAB/FIGC), l’uso di espressioni ingiuriose, offensive o blasfeme in campo è considerato un comportamento gravemente antisportivo e punito con l’espulsione (cartellino rosso) del calciatore o dirigente responsabile.
Regola 12 (Falli e Scorrettezze): Questa regola disciplina i falli e le condotte antisportive. L’uso di un linguaggio offensivo, ingiurioso, minaccioso o blasfemo rientra in questa categoria e comporta provvedimenti disciplinari.
Cosa è successo
In una partita molto combattuta che ha visto la Roma perdere in casa dei sardi, si può vedere un replay di pochi lunghissimi secondi in cui Folorunsho inveisce contro la madre del difensore della Roma, Hermoso, augurandole perfino il peggio. Posso capire l’adrenalina e il continuo beccarsi in campo tra spallate calci e colpi proibiti, ma offendere cosi la madre dell’avversario non può essere ammissibile nel massimo campionato italiano.
Potrebbe dunque essere perfino salvato dalla prova tv che spesso sanziona i calciatori per linguaggi osceni e porta alla squalifica del calciatore in oggetto.
Questo tipo di comportamenti dovrebbero essere sempre sanzionabili, altrimenti non si farà più distinzione tra la semplice adrenalina da partita e comportamenti razzisti o sessisti che i massimi organi calcistici provano a sdradicare.
Che senso ha portare tutti il segno rosso in campo per la lotta contro la violenza di genere e fare pubblicità sulla inclusività se i calciatori in campo, calciatori famosi che possono essere modelli per i giovani danno in primis il pessimo esempio?
Spero vivamente che Folorunsho venga squalificato per una giornata.




Lascia un commento